Un segreto da milioni di euro
Crescere un figlio è, di norma, una faccenda caotica e tutt’altro che riservata. Ma per i potenti del mondo, l’infanzia si svolge spesso dietro mura invalicabili, protetta da accordi di riservatezza ferrei e personale accuratamente selezionato.
A volte, però, anche i segreti più costosi finiscono per emergere.
Riservatezza a caro prezzo
Vladimir Putin ha sempre tenuto la propria vita privata lontana dai riflettori. Ora, una massiccia fuga di documenti finanziari ha portato alla luce il mondo segreto che condivide con Alina Kabaeva.
I giornalisti investigativi di Systema hanno trascorso mesi ad analizzare contratti di lavoro riservati. Questi file, secondo quanto riportato, rivelano una fitta rete di bambinaie straniere assunte per prendersi cura dei due figli più piccoli della coppia.
Ambizioni decisamente europee
Mosca critica pubblicamente i valori occidentali su base quotidiana. Eppure il leader del Cremlino vuole chiaramente che i suoi figli vengano educati in modo ben diverso da quella narrativa. I tutori privati ricevono istruzioni precise per creare un “ambiente linguistico completo” attorno ai bambini.
L’obiettivo è estremamente specifico. Si dice che un cugino della Kabaeva abbia riferito al personale che l’inglese del piccolo Ivan dovrà suonare esattamente come quello di “un europeo istruito”.
Il denaro, evidentemente, non rappresenta un ostacolo. Nel solo gennaio 2026, la famiglia ha speso circa 37.000 euro in stipendi per appena tre governanti.
Un programma educativo off-limits
Lavorare nella riservata residenza di Valdai comporta restrizioni severissime. Le bambinaie devono superare controlli medici rigidi e rischiano il licenziamento immediato in caso di malattia.
Anche le conversazioni vengono monitorate con attenzione. I contratti ufficiali specificano nel dettaglio cosa i tutori possono e non possono dire.
Uno dei documenti recita: “Non imporre mai al bambino le tue opinioni religiose, politiche o ideologiche. Non sollevare argomenti legati alle relazioni sessuali o all’educazione sessuale senza previa consultazione con il datore di lavoro. In nessuna circostanza potranno essere discussi argomenti legati alla comunità LGBTQ.”
Identità nascoste
Per mantenere l’operazione nell’ombra, il Cremlino ricorre a un intelligente escamotage burocratico. Le bambinaie sono ufficialmente registrate come “traduttrici senior” presso una clinica medica privata collegata agli alleati di Putin.
Questa copertura legale consente alle lavoratrici straniere di ottenere visti russi nella categoria degli “specialisti altamente qualificati”.
Convincere il personale ex dipendente a parlare è praticamente impossibile. La maggior parte si rifiuta persino di menzionare il cosiddetto “complesso familiare”. Una governante rimasta anonima ha raccontato di non aver mai saputo con certezza chi fosse il suo vero datore di lavoro.
Le sue parole sono state semplici e dirette: “Ero soltanto qualcuno che faceva quello che gli veniva detto.”













