Una lastra di plastica della fine degli anni Quaranta nascondeva un tesoro scientifico inaspettato
Una lastra di plastica risalente alla fine degli anni Quaranta si è rivelata improvvisamente un materiale di inestimabile valore per i ricercatori che studiano la comunicazione dei mammiferi marini. Al suo interno era custodito il canto di una megattera in un’epoca in cui gli oceani erano molto più silenziosi di oggi.
I ricercatori della Woods Hole Oceanographic Institution si sono imbattuti casualmente in questa registrazione mentre esaminavo materiale d’archivio relativo ai test sonar della marina militare. Nel marzo del 1949, un gruppo di scienziati navigava al largo delle coste delle Bermuda per collaudare nuove apparecchiature subacquee. Il loro obiettivo era la tecnologia militare, non gli animali marini.
A un certo punto, uno dei membri del team spense il motore per captare meglio i segnali provenienti dalle profondità dell’oceano. Nel silenzio quasi totale, iniziarono ad affluire lunghi suoni ondulanti. All’epoca, pochissimi collegavano quei toni alla megattera: il canto delle balene non aveva ancora catturato l’immaginazione del pubblico e la ricerca sul tema era appena agli albori. La lastra del 1949 contiene una delle registrazioni più antiche conosciute del canto della megattera, prodotta due decenni prima delle ricerche pionieristiche di Roger Payne.
Invece del consueto nastro magnetico, gli scienziati utilizzarono un dittafono modificato con una lastra di plastica come supporto. Questo dettaglio tecnico si è rivelato decisivo. I nastri dell’epoca tendono a deteriorarsi o a perdere qualità nel tempo, mentre la lastra rigida è sopravvissuta nell’archivio in condizioni sorprendentemente buone. Per i ricercatori di oggi è come un viaggio nel tempo: si può ascoltare com’era il paesaggio sonoro dell’oceano prima che il rumore massiccio del traffico marittimo prendesse il sopravvento.
Come una registrazione fortuita ha cambiato la comprensione dell’evoluzione della comunicazione delle balene
Gli anni Quaranta rappresentavano un’era completamente diversa per l’acustica marina. Il traffico navale era ridotto, non esistevano enormi navi portacontainer e la flotta commerciale stava ancora riprendendosi dagli anni di guerra. La registrazione delle Bermuda ci permette di ascoltare come suonasse il canto della megattera in un oceano quasi analogico, con rumore limitato proveniente da eliche, turbine e sonar.
Le registrazioni odierne delle stesse zone offrono un quadro completamente diverso. Il fondale acustico è oggi saturo di:
- un ronzio profondo e incessante proveniente dai motori delle grandi navi
- segnali ad alta frequenza emessi da sonar commerciali
- rumori provenienti da piattaforme di perforazione e navi da ricerca
- disturbi causati da imbarcazioni da diporto e moto d’acqua
- echi di esplosioni durante i rilevamenti del fondale marino
- comunicazioni tra navi tramite sistemi subacquei
Gli esperti della Woods Hole Oceanographic Institution hanno confrontato la registrazione storica con quelle moderne, scoprendo differenze notevoli. Le megattere degli anni Quaranta cantavano su uno spettro di frequenze più ampio e i loro canti contenevano modulazioni più sottili. Le balene di oggi sono costrette ad alzare il volume e ad adattare le frequenze per farsi sentire attraverso il rumore pervasivo che le circonda.
Perché il canto delle megattere è cambiato drasticamente in sette decenni
Ricercatori di varie istituzioni seguono da tempo le reazioni dei mammiferi marini all’aumento del carico sonoro. Secondo i biologi, le megattere hanno imparato ad adattare la propria comunicazione nello stesso modo in cui gli esseri umani alzano la voce in ambienti rumorosi. Questo fenomeno, noto come effetto Lombard, è stato osservato dai ricercatori anche nei delfini, nelle orche e nelle balene con fanoni.
La registrazione storica delle Bermuda offre però qualcosa di più di un semplice confronto di volumi. Dimostra che il canto originale conteneva strutture più complesse, pause silenziose più lunghe tra le frasi e variazioni tonali più sfumate. Questi elementi scompaiono nell’ambiente rumoroso contemporaneo perché sarebbero semplicemente impercettibili. I ricercatori della Stanford University stimano che il raggio di comunicazione efficace delle megattere si sia ridotto dell’80-90 percento rispetto agli anni Cinquanta.
La lastra di plastica ha rivelato anche un dato interessante sull’adattamento evolutivo. Le megattere sono capaci di modificare i propri canti nel giro di pochi anni, come già osservato in precedenza dagli studiosi. La registrazione del 1949 mostra tuttavia che questa capacità adattiva ha i suoi limiti. Alcune gamme di frequenza sono oggi quasi inaccessibili a causa del costante rumore di fondo prodotto dalle imbarcazioni a motore.
Cosa significa un oceano silenzioso per il futuro dei mammiferi marini
I ricercatori sottolineano che il rumore non influisce soltanto sulla comunicazione, ma sull’intera esistenza delle balene. Le megattere usano il suono per orientarsi, cercare cibo, trovare un partner e mantenere i legami sociali. Il rumore cronico provoca stress, misurabile attraverso variazioni ormonali nei campioni di tessuto.
Alcuni gruppi di ricerca propongono la creazione di zone silenziose nelle principali aree di migrazione e riproduzione. Ad esempio, al largo delle coste delle Hawaii e dell’Alaska potrebbero essere introdotti limiti di velocità per le navi durante i periodi in cui le megattere cantano e si accoppiano. Misure simili sono in fase di sperimentazione anche nel Mediterraneo, dove vive una popolazione di balenottera comune.
La registrazione d’archivio delle Bermuda è diventata un punto di riferimento in questi dibattiti. Dimostra che l’oceano può essere molto più silenzioso e fornisce un modello acustico di ciò che sarebbe ideale per i mammiferi marini. Organizzazioni come il International Fund for Animal Welfare utilizzano questo materiale storico nelle campagne per ridurre il rumore sottomarino.
Altre registrazioni dimenticate potrebbero trasformare la nostra conoscenza della vita marina
La scoperta della lastra del 1949 ha spinto i ricercatori a setacciare sistematicamente gli archivi militari e scientifici. Gli scienziati sperano di trovare ulteriori registrazioni precoci di megattere, balenottere comuni, capodogli od orche. Ciascuna di esse potrebbe rivelare com’era la comunicazione prima dell’avvento della navigazione industriale su larga scala.
Gli archivi navali di Londra, San Diego e Sydney contengono migliaia di ore di registrazioni sonar risalenti agli anni Cinquanta e Sessanta. La gran parte non è mai stata analizzata per verificare la presenza di suoni animali. I moderni software di riconoscimento di pattern potrebbero identificare il canto delle balene anche in registrazioni originariamente destinate ad altri scopi.
Alcuni esperti propongono la creazione di una biblioteca digitale di suoni marini storici. Un simile archivio consentirebbe di tracciare i cambiamenti a lungo termine nel comportamento dei mammiferi marini e costituirebbe una base solida per la tutela dei loro habitat. Potremmo, per esempio, ricostruire come i cambiamenti climatici abbiano influenzato le rotte migratorie già prima che il monitoraggio satellitare diventasse diffuso.
Come proteggere il paesaggio acustico dell’oceano per le generazioni future
La registrazione del 1949 non è soltanto uno sguardo nostalgico al passato. Ci ricorda che un oceano silenzioso è un obiettivo raggiungibile, non una visione utopica. Gli ingegneri stanno già sviluppando motori navali più silenziosi, capaci di ridurre le emissioni di rumore sottomarino del 30-40 percento. Alcune compagnie di navigazione scelgono volontariamente di rallentare le proprie navi nelle aree con alta concentrazione di balene.
L’Organizzazione Marittima Internazionale sta valutando l’introduzione di standard acustici analoghi alle norme sulle emissioni per l’industria automobilistica. Questo potrebbe ridurre significativamente il carico sonoro nei prossimi decenni. Forse, un giorno, i nostri pronipoti ascolteranno il canto delle megattere esattamente come risuona in quella dimenticata registrazione delle Bermuda.













