Colazione prima della bici o ciclismo a digiuno: cosa preferiscono gli esperti

Cosa succede al tuo corpo durante una pedalata

Il ciclismo è uno sport di resistenza per eccellenza. Per la maggior parte del tempo il corpo lavora in modalità aerobica, attingendo energia da due fonti principali: grassi e carboidrati. Il rapporto tra le due cambia in base all’intensità dello sforzo.

Durante una pedalata tranquilla, l’organismo preferisce bruciare grassi come carburante. Non appena si accelera o si affronta una salita, però, entrano in gioco i carboidrati — immagazzinati sotto forma di glicogeno nei muscoli e nel fegato.

Le riserve di glicogeno sono rapidamente disponibili, ma purtroppo limitate. Quando si esauriscono, si sperimenta un crollo improvviso della prestazione: le gambe smettono di rispondere, compaiono debolezza e vertigini, a volte persino brividi. I ciclisti chiamano questo fenomeno “sbattere contro il muro” o “bonk”.

La scienza ha stabilito che il corpo umano può immagazzinare circa 400-500 grammi di glicogeno, equivalenti a circa 1600-2000 chilocalorie. Su percorsi lunghi o ad alta intensità, gestire queste riserve non è solo una questione di comfort — è la differenza tra arrivare in fondo o cedere a metà strada.

Quando ha senso fare colazione prima di andare in bici

Per la maggior parte dei ciclisti ricreativi vale una regola semplice: se si pianifica un’uscita che va oltre una breve passeggiata, un pasto o uno spuntino prima della partenza può fare una differenza enorme. I nutrizionisti consigliano di mangiare prima di salire in sella, soprattutto quando:

  • l’uscita dura più di 60-90 minuti
  • si prevede andatura sostenuta, intervalli o salite impegnative
  • si pedala in gruppo e non si vuole essere quelli che mollano a metà percorso
  • si è principianti o si sta riprendendo dopo una lunga pausa

L’ideale è mangiare 60-90 minuti prima della partenza. In questo modo il corpo inizia la digestione senza che si avverta il fastidio di uno stomaco pieno. I medici degli ambulatori sportivi suggeriscono queste combinazioni:

  • porridge d’avena con yogurt naturale e frutta
  • una fetta di pane integrale con miele o burro di arachidi
  • una banana con una porzione di yogurt
  • crema di riso con mela e cannella

Una colazione di questo tipo fornisce carboidrati facilmente assimilabili e una piccola quota di proteine, che stabilizzano la glicemia e prolungano il senso di sazietà. Gli specialisti in nutrizione mettono in guardia contro cibi grassi o fritti, poiché rallentano sensibilmente la digestione.

Quando il ciclismo a digiuno ha senso

Partire al mattino senza aver mangiato non è necessariamente una cattiva idea. Per alcune persone è un modo piacevole di iniziare la giornata — a patto di rispettare alcune limitazioni importanti. Pedalare a stomaco vuoto può diventare uno strumento di allenamento interessante, se l’uscita è breve, tranquilla e non si trasforma in uno sforzo estenuante.

È adatto a persone sane, senza problemi di glicemia, cuore o pressione sanguigna. Si consiglia per chi pianifica 30-45 minuti di ciclismo rilassato senza velleità competitive. Per i ciclisti più esperti può rientrare in una strategia di allenamento finalizzata a migliorare la capacità dell’organismo di utilizzare i grassi come carburante.

In questa situazione il corpo attinge maggiormente alle riserve lipidiche, perché le scorte di glicogeno sono parzialmente svuotate dopo il riposo notturno. Il ritmo deve però essere notevolmente contenuto — la frequenza cardiaca va mantenuta nella cosiddetta “zona conversazione”, senza scatti rapidi né salite prolungate.

I principianti, le persone in sovrappeso, chi riprende dopo una pausa o chi soffre di patologie croniche dovrebbe consultare un medico o un dietista prima di sperimentare il ciclismo a digiuno. Le persone diabetiche devono sempre discuterne con il proprio medico curante.

Un racconto dal percorso: 260 chilometri e migliaia di calorie bruciate

Un esperto di sport racconta la sua spedizione benefica da Berlino fino alla cima delle montagne dello Harz — un percorso di circa 260 chilometri completato in un solo giorno. La velocità media si è attestata intorno ai 28 chilometri orari, con un tempo di percorrenza di poco superiore alle nove ore.

Secondo l’analisi della prestazione, durante questa impresa il corpo ha bruciato oltre 6500 chilocalorie e disperso più di sei litri di sudore. Con un carico del genere, l’assenza di una strategia alimentare sarebbe stata catastrofica. Questi numeri dimostrano chiaramente che l’approccio “vediamo come va” smette di funzionare sulle lunghe distanze.

Qualsiasi trascuratezza nell’alimentazione o nell’idratazione si ripercuote doppiamente dopo alcune ore di pedalata. I ricercatori degli istituti sportivi sottolineano che nelle prestazioni che durano più di tre ore è indispensabile introdurre energia in modo regolare e sistematico.

La mattina prima della partenza, l’esperto ha consumato un pasto ricco di carboidrati: porridge con banana e miele, una porzione di yogurt naturale, caffè e circa mezzo litro d’acqua. Durante l’uscita ha mangiato e bevuto regolarmente ogni 30-40 minuti.

Nel corso del tragitto ha assunto barrette energetiche, gel, occasionalmente un pezzo di pane e bevande elettrolitiche per reintegrare liquidi e minerali. L’obiettivo non è sentirsi sazi, ma “nutrire” continuamente i muscoli prima che arrivi la fame. Quando la fame si fa sentire, di solito è già troppo tardi.

Quanto mangiare durante un’uscita lunga: il nuovo approccio della ricerca

Nel mondo della resistenza, la visione sui carboidrati durante lo sforzo è cambiata radicalmente. In passato i nutrizionisti raccomandavano generalmente 30-60 grammi all’ora. Le ricerche più recenti mostrano però che gli atleti ben allenati possono utilizzarne quantità decisamente superiori.

Gli scienziati hanno stabilito che durante uno sforzo intenso il corpo è in grado di elaborare fino a 80-120 grammi di carboidrati all’ora. La condizione è utilizzare una combinazione di diversi tipi di zuccheri — principalmente glucosio e fruttosio — che sfruttano sistemi di trasporto intestinale differenti.

In questo modo l’organismo riesce ad assorbire ed elaborare maggiori quantità di carburante, stabilizzando il ritmo e riducendo il rischio di un improvviso “bonk”, soprattutto nelle prestazioni che superano le due ore. Un apporto così elevato va però allenato gradualmente. Il sistema digestivo, proprio come i muscoli, impara a gestire quantità maggiori di cibo durante il movimento.

Gli specialisti in nutrizione universitari consigliano di iniziare con dosi più basse e aumentarle progressivamente. Il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi alla digestione sotto sforzo fisico.

Un quadro semplice per il ciclista ricreativo

Per non perdersi nella teoria, è utile tenere a mente tre scenari di base in funzione della durata e dell’intensità dell’uscita:

Fino a 45 minuti di pedalata tranquilla: si può partire senza colazione se ci si sente bene e non si hanno problemi di salute. L’acqua è sufficiente.

Da 45 a 90 minuti a ritmo moderato: un pasto leggero 1-1,5 ore prima della partenza aiuta sensibilmente. Durante la pedalata sono sufficienti acqua o una bevanda isotonica.

Oltre 90 minuti o uscita intensa: mangiare prima di partire e pianificare piccole porzioni di cibo ogni 30-45 minuti lungo il percorso. Non aspettare che arrivi la fame.

La testa pedala insieme alle gambe

Oltre un certo punto di un lungo percorso, non sono solo i muscoli a decidere — entra in gioco anche la mente. La stanchezza, la monotonia e a volte la riluttanza cominciano a farsi sentire. È qui che l’esperienza e la solidità mentale diventano determinanti.

Avere una psiche forte non significa fingere che non faccia male. Significa piuttosto saper valutare se il disagio è ancora funzionale all’allenamento — oppure è già pericoloso. Gli psicologi dello sport evidenziano anche l’importanza di suddividere il percorso in tappe più corte e di mantenere il proprio ritmo invece di inseguire ciecamente i compagni più veloci.

Un buon piano alimentare dà una sensazione di controllo. Quando si sa di stare bevendo e mangiando secondo programma, è più facile accettare la stanchezza e andare avanti. I ricercatori hanno confermato che il benessere mentale è direttamente collegato a livelli stabili di glucosio nel sangue.

Perché il ciclismo fa così bene alla salute — e come trarne il massimo

Pedalare regolarmente migliora la funzione cardiaca, favorisce la circolazione sanguigna, aumenta la sensibilità insulinica dei tessuti e aiuta a controllare il peso corporeo. È una delle attività fisiche più delicate per le articolazioni — soprattutto in caso di sovrappeso.

Il ciclismo fa bene anche alla mente: stacca dal telefono, mette ordine nei pensieri e permette di sperimentare una stanchezza fisica sana, che spesso manca a chi lavora seduto tutto il giorno. I medici delle cliniche preventive consigliano la bicicletta come attività ideale per persone di tutte le età.

Un pasto ben pianificato prima e durante l’uscita garantisce che il piacere di pedalare non si trasformi in una lotta per la sopravvivenza già alla prima salita. Nella pratica, non è la singola uscita “eroica” a fare la differenza — è la regolarità. Qualche uscita sensata a settimana, una colazione adeguata, un portaborraccia e qualcosa di energetico in tasca costituiscono le fondamenta che si riflettono sulla forma fisica e sull’energia quotidiana. Con il tempo diventa sempre più naturale pianificare uscite sempre più lunghe, perché il corpo sa che riceverà il carburante di cui ha bisogno.

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  • Avvocato e presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano ha rivoluzionato il modo di fare divulgazione legale e consumeristica in Italia. Attraverso video brevissimi e molto dinamici sui social, svela i trucchi del marketing dei supermercati, insegna a leggere le etichette, evitare le truffe e risparmiare sulla spesa di tutti i giorni.

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