Nuova compressa riduce il colesterolo cattivo fino al 60 percento secondo i ricercatori

Una scoperta sorprendentemente promettente per i pazienti cardiaci

I primi risultati degli studi clinici indicano una strada nuova e straordinaria per i pazienti ad alto rischio cardiovascolare. I ricercatori hanno seguito quasi tremila persone a cui è stata somministrata una nuova compressa, in alternativa alle costose iniezioni già disponibili.

Il colesterolo LDL è responsabile della formazione di placche nelle pareti arteriose. Questi depositi restringono progressivamente le arterie, ostacolano la circolazione del sangue e aumentano il rischio di infarto e ictus. Più a lungo il sangue circola con livelli elevati di LDL, maggiore diventa il pericolo di complicazioni gravi.

Perché il colesterolo cattivo rimane ancora difficile da controllare

Le statine sono oggi il trattamento standard. Riducono la produzione di colesterolo nel fegato e aumentano il numero di recettori LDL che catturano le molecole nel flusso sanguigno. Per molti pazienti, però, questo non è sufficiente: anche alle dosi massime, non sempre si raggiungono i livelli raccomandati dalle linee guida internazionali.

Per le persone ad altissimo rischio, i medici puntano oggi a valori LDL inferiori a 70, addirittura sotto i 55 mg/dl. Una quota considerevole di pazienti rimane però nettamente al di sopra di queste soglie, anche assumendo statine con regolarità.

Nello studio in questione hanno partecipato 2909 persone con un’età media di 63 anni, di cui circa il 40 percento donne. Ogni partecipante aveva già una malattia cardiovascolare diagnosticata oppure apparteneva a un gruppo ad alto rischio. Il valore medio di partenza dell’LDL era 96,1 mg/dl, chiaramente troppo elevato in pazienti con questo profilo clinico.

Esistono già sul mercato degli inibitori del PCSK9 sotto forma di iniezioni sottocutanee. Sono molto efficaci e possono ridurre l’LDL di circa il 60 percento. Il problema è che sono costosi, richiedono iniezioni regolari e in pratica raggiungono solo una parte dei malati. Nelle consulenze cardiologiche domina quindi ancora la semplice combinazione: una statina e, eventualmente, un altro farmaco orale.

Enlicitide – una compressa che attacca il PCSK9

Il nuovo farmaco enlicitide è progettato per agire sullo stesso bersaglio delle iniezioni già esistenti: la proteina PCSK9. Questa proteina rimuove dalla superficie delle cellule epatiche i recettori responsabili di catturare il colesterolo LDL. Meno recettori ci sono, meno l’organismo riesce a depurare il sangue dal colesterolo.

Bloccando il PCSK9, enlicitide consente di mantenere un numero significativamente maggiore di recettori LDL sulla superficie degli epatociti. In questo modo il fegato può catturare quantità più elevate di particelle LDL dal sangue, e la loro concentrazione cala in modo sistematico. La compressa in fase di test è concepita per funzionare come le iniezioni anti-PCSK9, ma in una comoda forma orale da assumere una volta al giorno.

Proprio questa semplicità di assunzione potrebbe rivelarsi il principale vantaggio del farmaco. Per i medici significa poter prescrivere un trattamento potente senza dover insegnare l’auto-iniezione o organizzare visite infermieristiche. Per il paziente è semplicemente una compressa normale, facilmente integrabile nella routine mattutina insieme agli altri medicinali.

Cosa ha prodotto una dose da 20 milligrammi

I dati delle pubblicazioni scientifiche mostrano che una dose di 20 mg di enlicitide assunta una volta al giorno ha prodotto una riduzione media dell’LDL del 57,1 percento dopo 24 settimane di trattamento. Nel gruppo placebo si è osservata solo una variazione trascurabile, nell’ordine del 3 percento.

  • Riduzione media dell’LDL dopo 24 settimane: circa il 57 percento nel gruppo trattato
  • Effetto mantenuto fino a 52 settimane di follow-up
  • Riduzione del colesterolo non-HDL
  • Calo dei livelli di apolipoproteina B
  • Riduzione dei livelli di lipoproteina(a)
  • Incidenza degli effetti collaterali paragonabile al placebo
  • Nessun segnale di sicurezza grave all’interno dello studio
  • Risultati stabili al follow-up a lungo termine

I tre parametri citati per ultimi — colesterolo non-HDL, apoB e lipoproteina(a) — sono anch’essi associati al rischio di aterosclerosi. Il loro miglioramento suggerisce che l’effetto del farmaco non si limita a un bel risultato LDL sul referto di laboratorio, ma interessa il profilo lipidico in senso più ampio.

Sul fronte della sicurezza, la frequenza degli effetti collaterali era paragonabile al placebo, il che rappresenta un segnale positivo in questa fase. Va però ricordato che il quadro completo di sicurezza emerge tipicamente solo dopo anni di utilizzo su larga scala.

Cosa potrebbe cambiare nella pratica cardiologica

Se i risultati della fase 3 venissero confermati da studi più ampi, i medici avrebbero a disposizione uno strumento completamente nuovo. Oggi molti pazienti si trovano al limite delle possibilità terapeutiche: assumono le dosi massime tollerate di statine, a volte un altro farmaco ipolipemizzante, eppure il loro LDL continua a girare tra gli 80 e i 100 mg/dl.

La possibilità di aggiungere una compressa efficace mirata al PCSK9 apre la strada a una riduzione significativa della cosiddetta esposizione cumulativa al colesterolo nel corso della vita del paziente. Prima e più a lungo si riesce ad abbassare l’LDL ai valori target, più lentamente progredisce l’aterosclerosi. Per un paziente dopo un infarto o un ictus, ogni singolo punto percentuale di riduzione del rischio conta. Inoltre, un trattamento orale potrebbe rivelarsi logisticamente più semplice da introdurre nei paesi con sistemi di assistenza ambulatoriale meno sviluppati.

La riduzione dell’LDL non è tutto – contano i parametri clinici concreti

Un calo dell’LDL è di per sé un buon indicatore. La storia delle statine ha dimostrato che una riduzione marcata di questo parametro si riflette normalmente in un minor numero di infarti e ictus. I ricercatori vogliono tuttavia avere la certezza che lo stesso valga per enlicitide.

È quindi in corso uno studio separato che misura non solo i risultati di laboratorio, ma eventi clinici concreti: infarti, ictus e decessi per cause cardiovascolari. Solo quando le differenze tra il gruppo trattato e il gruppo placebo saranno chiare, le autorità regolatorie potranno decidere di approvare il farmaco per l’uso generale nelle indicazioni previste.

Per molti lettori la sigla PCSK9 suona come gergo tecnico. In pratica si tratta di una proteina che funziona come una sorta di “addetta alle pulizie” dei recettori LDL sulla superficie delle cellule epatiche. Quando è abbondante, i recettori scompaiono più rapidamente e il fegato raccoglie l’LDL dal sangue in modo meno efficiente. Alcune persone nascono con un’attività naturalmente bassa del PCSK9 e hanno livelli di LDL eccezionalmente bassi per tutta la vita. L’analisi di questo gruppo ha mostrato che si ammalano più raramente di infarto e ictus — e proprio queste osservazioni hanno ispirato l’idea di bloccare artificialmente il PCSK9 nei pazienti ad alto rischio.

Cosa significa per il paziente comune con il colesterolo alto

La nuova compressa non arriverà in farmacia dall’oggi al domani. Sono ancora in attesa i processi di registrazione, le analisi farmacoeconomiche e la definizione delle condizioni di rimborso. In pratica passeranno diversi anni prima che un medico di base possa prescriverla a una fascia più ampia di pazienti.

Già adesso vale però la pena sapere in quali situazioni i farmaci mirati al PCSK9 possono rappresentare una reale opzione. Si tratta, ad esempio, di persone dopo un infarto o un ictus che, nonostante una terapia orale massimale, hanno ancora l’LDL sopra il valore target. Un altro gruppo è rappresentato dai pazienti con ipercolesterolemia familiare, ovvero colesterolo molto alto su base genetica.

Possono trarne beneficio anche i pazienti che non tollerano dosi elevate di statine a causa degli effetti collaterali. Nei casi di aterosclerosi a progressione insolitamente rapida, confermata dalla diagnostica per immagini, il nuovo farmaco potrebbe essere indicato. Per alcuni di loro, una compressa quotidiana può essere psicologicamente più accettabile delle iniezioni regolari. Una migliore aderenza alla terapia significa di solito una maggiore costanza, e questo si riflette a sua volta in risultati più stabili ai controlli periodici.

Il colesterolo non riguarda solo i farmaci – il ruolo dello stile di vita

Vale la pena ricordare che anche il farmaco più avanzato non può sostituire le modifiche fondamentali dello stile di vita. La dieta mediterranea, la limitazione dei grassi trans e degli zuccheri in eccesso, l’attività fisica regolare e la cessazione del fumo sono le fondamenta su cui si costruisce qualsiasi trattamento ipolipemizzante.

Nuovi farmaci come enlicitide possono rappresentare un supporto potente laddove le modifiche alimentari, l’attività fisica e i farmaci classici non bastano. Non esonerano però il paziente dalla responsabilità delle scelte quotidiane. Per il medico sarà fondamentale condurre la conversazione in modo che il paziente non veda la compressa come un “permesso all’irresponsabilità”, bensì come una protezione aggiuntiva a uno stile di vita equilibrato.

Nei prossimi anni è prevedibile che il tema dei farmaci orali mirati al PCSK9 torni alla ribalta in occasione di nuove pubblicazioni di studi. Se verrà confermata una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari, la cardiologia potrà entrare in una nuova era del trattamento del colesterolo — molto più potente delle statine classiche e allo stesso tempo così semplice da usare da poter realmente spostare le statistiche di infarto e ictus nella popolazione ad alto rischio. Questo non significa però che si possano trascurare i controlli medici regolari e un rapporto responsabile con la propria salute.

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  • Avvocato e presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano ha rivoluzionato il modo di fare divulgazione legale e consumeristica in Italia. Attraverso video brevissimi e molto dinamici sui social, svela i trucchi del marketing dei supermercati, insegna a leggere le etichette, evitare le truffe e risparmiare sulla spesa di tutti i giorni.

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